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Qual è il CV perfetto per trovare lavoro nel settore assicurativo?

Posted by Redazione on 02/05/18 10.23

Qual è il CV perfetto per trovare lavoro nel settore assicurativo?

Redazione 02/05/18 10.23 pubblicato in Il consulente assicurativo

Il Curriculum Vitae è il biglietto da visita fondamentale per presentarsi alle aziende. Anche Leonardo Da Vinci, sul finire del 1482, ne ha scritto uno per Ludovico il Moro. Infatti, il celeberrimo artista, saputa la predilezione del Moro per le attività belliche, scrisse un CV tenendo in considerazione questa preferenza: su dieci punti, nove riguardavano le capacità di Leonardo nella creazione di strumenti di guerra e solo il decimo illustrava le sue eccezionali capacità artistiche, con un’umiltà a dir poco eccezionale (“e sono anche in grado di dipingere qualsiasi soggetto”).

I Curricula sono dunque tutti uguali? Certamente no. Come si fa, allora, per scrivere un buon CV, in particolare per il settore assicurativo? Lo abbiamo chiesto a Cristina Gardini, Head of People Dialogue e HR di Alleanza Assicurazioni. 

  • Cristina, partiamo dalle basi: CV generico o specifico? E poi, sintetico o dettagliato? 

Parto da una premessa: il percorso di selezione del personale, così come quello del candidato dal momento in cui invia il CV a un’azienda specifica, per molti versi somiglia ad una storia d’amore. Ci si sceglie insieme, dal primo appuntamento fino allo stabilirsi della relazione di lavoro. Una storia d’amore non può essere “generica”, e dunque anche il CV deve essere pensato specificamente per l’azienda in cui ci si candida. 

Il candidato, quindi, deve essere davvero interessato all’azienda e non inviare CV a tappeto, in modo superficiale.

Poi, il Curriculum deve rappresentare il candidato, quindi non c’è una risposta corretta fra sintetico o dettagliato, l’importante è che non sia eccessivamente prolisso. Il Curriculum dovrebbe essere visto come un abito: deve calzare al candidato come se fosse cucito addosso, e deve dire qualcosa di lui e della sua personalità. È fondamentale, quindi, che non ci siano errori di battitura e che sia curato nei dettagli. 

  • Quali sono le prime 3 cose che, chi svolge il suo ruolo, guarda in un CV?

Direi la foto, se presente, poi l’anagrafica e infine l’esperienza. La foto è al primo posto ed è davvero molto importante. 

I selezionatori prima di tutto sono persone ed è naturale essere incuriositi dall’immagine della persona. Un CV con foto di solito emerge di più, però bisogna fare attenzione al tipo di fotografia: no a quelle a figura intera, specialmente se sono su uno sfondo non uniforme, perché non è professionale. Allo stesso modo, no a foto vecchie: l’immagine deve essere recente, a mezzobusto e rappresentarci in modo personale, ma serio.

  • Quali sono gli altri dati che non possono mancare in un CV? 

I dati imprescindibili sono quelli anagrafici, anche la data di nascita: molti candidati non la inseriscono, ma per noi è indispensabile. Questo dato non deve essere vissuto con pregiudizi: l’età, infatti, consente di accedere a particolari garanzie o a diverse opportunità contrattuali. 

Poi, è importante inserire le esperienze professionali e il percorso di studi. Io consiglio sempre di mettere solamente quelle informazioni che possono arricchire il CV con dati interessanti e qualità o competenze che siano spendibili nel ruolo per cui ci si candida. 

  • E nel caso non avessi esperienze professionali da inserire? 

Le esperienze professionali non sono le uniche che alimentano le competenze. Ad esempio, se mi candido per un ruolo in cui serve capacità di problem solving o l’essere multitasking, l’esperienza genitoriale è un fattore che può arricchire il CV e dare un vantaggio competitivo importante. Allo stesso modo, se faccio parte di associazioni di volontariato o di squadre sportive, potrò segnalarlo andando a valorizzare le soft skills che accompagnano tali attività. O ancora, se ho fatto delle esperienze all’estero e acquisito delle competenze, posso segnalarlo mettendole in luce. L’importante, in sostanza, non sono solo le competenze in sé: è fondamentale sapersi valorizzare. 

  • Veniamo ora alla parte delle competenze acquisite: quanto sono importanti all’interno di un CV? 

Le competenze acquisite sono il vero cuore del CV, che salta all’occhio all’esaminatore. Molto spesso però i candidati tendono ad essere sbrigativi, compilando questa parte senza fare attenzione: c’è un gran copia e incolla di frasi come “so lavorare in squadra”, “ho doti di problem solving”. Queste competenze da sole non bastano: colpisce molto di più saperle contestualizzare, ad esempio “so lavorare in squadra e ho affinato questa mia capacità perché da anni gestisco una associazione che si occupa di…”. Non tutte le aziende sono uguali, e di conseguenza non tutti i lavori. Non servono le stesse competenze per qualsiasi posizione ci si candidi, quindi un lavoro importante da parte del candidato è capire quali sono le competenze specifiche che potrebbero farlo emergere nell’azienda per cui si sta proponendo, e puntare su quelle.

Lo stesso vale per i punti di forza, le aree di miglioramento e gli hobbies: per poterli inserire in modo che portino un valore aggiunto al CV, il candidato deve avere una buona consapevolezza di sé stesso e sapersi analizzare in modo sincero. Questa è la parte più ricca del CV, quella più personale, e non deve essere standardizzata con un paragrafo a punto elenco: il candidato può esprimersi liberamente per dimostrare tutte le sue qualità. 

  • Ma così facendo, il CV non rischia di diventare troppo lungo?

No, non bisogna avere paura di uscire dalla prima pagina. Tutti i recruiters che vogliono dare valore alle persone fanno un pre-screening dei CV e poi li guardano nel dettaglio, uno per uno. Certo, non bisogna essere prolissi, ma completi sì. 

  • Lettera di presentazione, sì o no? 

È buona norma allegare una lettera di presentazione al Curriculum, ma con qualche accorgimento: le lettere lunghe, per mia esperienza, non vengono lette. La lettera di presentazione deve essere sintetica e personalizzata, da quella deve emergere chi è il candidato e perché vuole lavorare per quell’azienda. Io, ad esempio, preferisco ricevere una lettera con pochissime righe di presentazione e poi il CV ben strutturato, con l’esperienza “arricchita” come ho raccontato prima, piuttosto che una lettera di presentazione prolissa e un CV stringato. Se non si vuole scrivere una lettera vera e propria, si possono anche inserire un paio di righe introduttive all’inizio del CV, per agevolarne la lettura.

  • I riferimenti ai canali social all’interno del CV: sì o no?

Dico solo questo: i social sono un’arma a doppio taglio, bisogna saperli usare molto bene. Il mio consiglio è di inserirli solo se portano un valore aggiunto al CV. Di come usare i social per fare personal branding ne abbiamo già parlato qui: "Personal branding in azienda: il kit per il corretto utilizzo dei social media".

  • Per terminare, tre consigli per gli aspiranti consulenti assicurativi di domani?  

Il consiglio che posso dare ai candidati è quello di avere consapevolezza del ruolo per cui ci si candida. Ad esempio Alleanza ha predisposto un grande investimento per reclutare, assumere e fare training alle persone, soprattutto perché il processo avviene anche in termini di formazione d’aula professionale e “on the job”. Ecco un articolo al riguardo: "Generazione Alleanza: il nuovo consulente assicurativo di talento!". Quindi bisogna essere seri e non candidarsi tanto per provare, ma dimostrare di avere un interesse sincero. Come? Preparandosi per l’azienda, e non per un colloquio qualunque, e facendo capire perché si è la persona giusta per il ruolo di consulente assicurativo. 

In secondo luogo, consiglio ai candidati di dimostrare passione per il ruolo a cui si candidano. Al di là di tutto, quello che veramente cerchiamo sono persone motivate ed appassionate. 

 

Grazie a Cristina per averci guidato attraverso la composizione del Curriculum Vitae con lo sguardo inedito dell’esaminatore.

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