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Millennials: come inserirsi nel mondo del lavoro

Posted by Redazione on 02/04/19 10.22

Millennials: come inserirsi nel mondo del lavoro

Redazione 02/04/19 10.22 pubblicato in Il mondo del lavoro

Iniziare a lavorare rappresenta un momento decisivo per la vita di ognuno di noi. Determina infatti il cambiamento di mentalità e di stile di vita. Potrebbe forse spaventare i Millennials, o forse no.

Come muovere i primi passi? Come capire qual è il giusto posto di lavoro per te? Come affrontare un colloquio di lavoro e come sviluppare il tuo talento? Se cerchi risposte a queste domande, sei nel posto giusto.

Se invece sei interessato ad entrare nel mondo di Alleanza Assicurazioni, clicca il link e invia la tua candidatura!

 

L'importanza di scegliere: studiare o lavorare?

Obiettivo lavoro: eccome come trovarlo

Talento sul lavoro: ecco come svilupparlo

 

 

L'importanza di scegliere: studiare o lavorare?

 

Studiare o lavorare? L'eterno dilemma

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Finite le scuole superiori, molti giovani cominciano a domandarsi: studiare o lavorare? È meglio buttarsi subito nel mondo del lavoro o rimettersi sui libri e iniziare un percorso lungo quanto il liceo appena finito?

Abbiamo provato a rispondere a questa domanda. Perché alla fine una risposta c’è sempre, basta guardare le caratteristiche specifiche di chi sta domandando.

L’eterno dilemma, infatti, si risolve ragionando su se stessi. Se si esce da un liceo classico o scientifico, è preferibile intraprendere un percorso universitario per specializzarsi nel settore di interesse, e apprendere certe skills pratiche che il solo liceo non riesce a darti. Altro discorso, invece, per gli istituti tecnici: essendo altamente professionalizzanti, permettono ai diplomati di buttarsi sul mercato del lavoro con una competitività non indifferente.

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Millennials: i primi passi nel mondo del lavoro

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Iniziare a lavorare. Il momento decisivo che determina il passaggio da una mentalità a un’altra, da uno stile di vita a un altro. Che paura. O forse no. I Millennials, la generazione Y, quelli nati dal 1980 al 1994 circa, hanno un approccio specifico con il mondo del lavoro. Sanno quello che vogliono, non hanno paura di cambiare e, soprattutto, sono informatissimi di tutto quello che accade intorno a loro. In Italia ci sono 11,2 milioni di persone appartenenti a questa fascia generazionale e il 74% di loro è costantemente connesso online.

Ma questi primi passi nel mondo del lavoro, come avvengono? Abbiamo già parlato delle caratteristiche di un buon posto di lavoro, ma cosa spinge davvero i Millennials a scegliere un posto piuttosto che un altro?

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I 5 falsi miti su Millennials e mondo del lavoro

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Era il 1990 quando la nota testata giornalistica Time annunciava la nascita di una nuova generazione di lavoratori descritta come indecisa, egoista, poco ambiziosa e determinata a fare carriera nel mondo del lavoro. Se ti sembra il perfetto identikit di un giovane Millennial, non sei l’unico ad aver sbagliato. I ragazzi descritti, in realtà, non erano altro che la Generazione X, quella che oggi mette in discussione competenze e ambizioni dei Millennials. La storia quindi sembra ripetersi ciclicamente: le generazioni precedenti criticano le nuove per la mancanza di determinazione e professionalità, dimenticando che anche loro, in passato, hanno subito una sorte simile.

Ma i Millennials sono davvero così pigri?

Una delle credenze più diffuse riguardo ai Millennials riguarda la loro produttività. Si crede spesso, erroneamente, che siano pigri e abbiano poca determinazione quando si tratta di lavorare per guadagnarsi la tanto desiderata promozione.

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Trovare lavoro dopo il diploma: ecco come fare

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La maggior parte dei giovani, dopo il diploma, decide di iscriversi all’Università e professionalizzarsi continuando a studiare (se lo avete fatto, ecco un link che fa al caso vostro: "5 consigli per trovare lavoro dopo la laurea (senza aspettare troppo)".  Altri, invece, vogliono subito cimentarsi con il mondo del lavoro, soprattutto negli ultimi anni. Molte professioni, infatti, permettono di essere affrontate subito dopo la scuola. Una ricerca di AlmaDiplomaha stilato a livello statistico i fattori che permettono ai giovanissimi freschi di maturità di trovare lavoro più facilmente. Vediamoli insieme:

  • Votazione: eh sì. Si dice tanto che il voto della maturità sia un pro forma, e invece non è così. Dal 60 al 100, infatti, la percentuale di trovare lavoro cambia. Chi prende il massimo dei voti ha l’80 percento di chance in più di essere notato e di iniziare a lavorare. Morale: studiare e impegnarsi nel quinquennio! Quel numero non è soltanto un numero, ma rappresenta la profondità del bagaglio culturale che vi portare dietro e la dedizione che avete messo nell’investire su voi stessi.

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Se vuoi scoprire di più su come se la stanno cavando i Millennials nella ricerca del lavoro, scarica il report con tutti i dettagli, basta cliccare il bottone qui sotto!

 

I Millennials e il mondo del lavoro

 

 

Obiettivo lavoro: ecco come trovarlo

 

È davvero così difficile trovare lavoro per le nuove generazioni?

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L’OCSE, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, ha stimato che nel 2016 i Neet fossero oltre un terzo dei giovani tra i venti e i ventinove anni.

Chi sono i Neet? Sono gli esponenti delle nuove generazioni che non studiano e non lavorano (not in education, employment or training). In dieci anni la loro percentuale è aumentata di circa dieci punti. Tutto questo alimenta il fenomeno dell’esclusione sociale, ovvero la difficile inclusione nel mondo dei lavoratori della categoria Millennials. 

Ma è davvero così difficile trovare un lavoro per le nuove generazioni?

Circa un giovane su cinque, in Italia, non cerca e non ha un lavoro e non è iscritto ad alcun percorso formativo o di studi. Nel nostro paese questi profili sono circa il 20 percento, contro una media Europa dell’11 percento (dati emersi da un’indagine del 2017 della Commissione Europea).

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Trovare lavoro: ecco cosa cercano davvero i Millennials

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Chi sono i Millennials? Quali ambizioni e quali paure li contraddistinguono al momento dell’ingresso nel mondo del lavoro? Ecco un articolo che racconta quali sono le aspettative e le preoccupazioni di questa generazione nel trovare lavoro e com’è fatto il loro posto di lavoro ideale. 

I Millennials sono la Generazione Y: i nati tra il 1980 e il 1994 (In Italia sono circa 11 milioni!)

In generale di loro si dice che sono collaborativi di natura, nati digitali e crescono mobile. Sono anche transitori, cittadini del mondo, necessitano di feedback immediati  e sono attenti alle emozioni quotidiane piuttosto che ai lunghi progetti futuri.

Un’altra loro caratteristica è l’essere critici nei confronti di se stessi e del mondo che li circonda. Vogliono un posto nella società soprattutto per provare a cambiare le cose, ma vogliono anche raggiungere il massimo risultato nel minimo tempo possibile. Non guardano al posto fisso, ma a progetti ricchi e sfidanti, e in ambito lavorativo danno molta importanza alle relazioni e al divertimento. 

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I migliori portali di recruiting!

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Per trovare lavoro senza esperienza è possibile affidarsi all’e-recruiting, ovvero la ricerca di lavoro online. Esistono siti specializzati nel collezionare offerte di lavoro, veri e propri portali a vostra disposizione che raccolgono le migliori posizioni in circolazione.

Ecco una lista dei migliori portali di recruiting:

  • LinkedIn: non si può che iniziare dal social media sul lavoro per eccellenza, con oltre 160 milioni di iscritti in 200 paesi. LinkedIn offre una vasta gamma di possibilità: aggiornando sapientemente la propria pagina, la piattaforma ti indirizza automaticamente su posizioni aperte inerenti al tuo campo di interesse, con specifiche dei requisiti e la possibilità di candidarsi automaticamente attraverso il sito.
  • InfoJobs: il sito numero 1 in Italia per numero di annunci e CV disponibili. Oltre 34mila offerte di lavoro, divise in vari ambiti. Ogni giorno, oltre mille offerte e, registrandosi gratis, si ha la possibilità di ricevere nuove offerte in linea con il profilo creato. I settori con le maggiori opportunità? Vendite, commercio al dettaglio, informatica e telecomunicazione, operai, produzione e qualità.

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Le 5 caratteristiche di un buon posto di lavoro
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Ti sei mai chiesto che cosa definisca davvero un buon posto di lavoro? E quanto sia importante? Lavorare in un ambiente stimolante e positivo aumenta le performance ed è indispensabile per vivere una vita serena anche fuori dall’ufficio.

Abbiamo stilato i 5 must have di un buon posto di lavoro per aiutarti nella scelta e, nel caso, farti aprire gli occhi.

Cominciamo.

  • Un posto in cui ci si ascolta: la comunicazione reciproca è imprenscindibile. Un buon posto di lavoro è caratterizzato dallo scambio di opinioni, sempre nel rispetto dei ruoli. Se non vieni ascoltato e sei sicuro di dire qualcosa di produttivo, è giusto storcere il naso. L’ascolto crea una rete di fiducia che migliora il lavoro di tutti.
  • Un posto in cui si impara: è necessario essere stimolati a migliorare di giorno in giorno. Il modo migliore per farlo è sbagliare. Sì, sbagliare per imparare a non farlo più, per imparare una professione, per non rimanere bloccati sempre nelle stesse faccende.

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Trovare lavoro: quali sono le più grandi assicurazioni in Italia?

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Oggi vogliamo parlare di noi, del mondo delle Assicurazioni. Per farlo, abbiamo deciso di elencare quali sono le realtà più grandi e più importanti operanti sul suolo nazionale, così da consegnare un disegno esatto del paesaggio assicurativo in Italia

Quindi: quali sono le più grandi assicurazioni in Italia in cui trovare lavoro?

Gruppo Generali: di cui fa parte Alleanza Assicurazioni, un modello unico nel panorama assicurativo italiano, che opera attraverso una Rete diretta con oltre 15 mila consulenti assicurativi. È una rete giovane - il 40% ha meno di 40 anni - e per circa la metà (47%) composta da donne. La Compagnia ha raccolto 4,6 miliardi di premi nel 2016 e ha 35 miliardi di euro di asset in gestione. Inoltre, è leader nella raccolta di risparmio (con una quota di mercato del 10%) e nella previdenza integrativa (con una quota di mercato del 17%). Infine, ha 2 milioni di clienti con una customer base giovane (1 cliente su 2 ha meno di 45 anni). Solidità, affidabilità, trasparenza e professionalità dell’azienda, combinati a una mentalità aperta al cambiamento e sensibile alle innovazioni, costituiscono il sistema di valori attraverso cui realizza l’obiettivo di interpretare e soddisfare ogni esigenza dei cliente. 

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Il miglior modo di fare carriera? Investire sul proprio talento!

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Fare carriera è uno degli obiettivi che accomuna la maggior parte di noi: ci vogliamo sentire valorizzati sul posto di lavoro (la meritocrazia è fondamentale!), e crescere proporzionalmente alle nostre abilità sia in termini economici che dal punto di vista professionale. Per questo è importante concentrarsi sulla strada migliore per raggiungere la meta. Quale? La risposta è: investire sul proprio talento.

Non bisogna avere paura. Ognuno di noi nasce con un’abilità specifica: c’è chi avrà una mentalità propriamente scientifica, chi decisamente umanistica. Nessuno è migliore dell’altro, e il bello del mondo del lavoro è che c'è posto per tutti. Un asso delle relazioni investigherà il settore assicurativo; un mago dei numeri diventerà uno stimato fisico; un appassionato di letteratura un professore che ispirerà generazioni di studenti. E la lista potrebbe continuare all’infinito.

Il segreto per diventare ciascuna di queste cose è investire su se stessi. Capirsi, e poi lanciarsi per non rimanere indietro e allontanare i rimpianti. Il talento è una pietra grezza che va levigata affinché brilli. 

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Talento sul lavoro: ecco come svilupparlo!

 

Talento sul lavoro: 3 consigli per svilupparlo al meglio

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Vi abbiamo già parlato in questo articolo dell’importanza del talento sul lavoro: Il miglior modo di fare carriera? Investire sul proprio talento!”.

Siamo onesti però, individuare il proprio talento non è facile. Bisogna sperimentare molto e avere anche un po’ di fortuna. Una volta individuato, però, è necessario capire il percorso migliore per farlo maturare.

Il mondo del lavoro è un mare magnum di possibilità, per questo bisogna stare all’occhio, non perdere nessun treno e capire quale sia il modo migliore per puntare tutto sulle capacità che ci contraddistinguono. 

Per questo, oggi vogliamo parlarvi dei migliori percorsi per investire nel proprio talento sul lavoro.

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Obiettivi S.M.A.R.T: l'acronimo che valorizza il talento sul lavoro

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Smart non vuol dire solo intelligente, ma è un utile acronimo per stabilire i propri obiettivi e mettere in luce il vostro talento, soprattutto sul lavoro (alcuni consigli sul miglior modo di fare carriera li abbiamo già trattati in un articolo ad hoc).

Il metodo S.M.A.R.T. è stato creato da Peter Drucker nel 1954 come parte integrante di un modello per la gestione aziendale (ecco un buon libro per conoscerlo meglio: “The Essential Drucker: The Best of Sixty Years of Peter Drucker's Essential Writings on Management”). 

Si parla di un vero e proprio sistema per la gestione degli obiettivi che, stabilendo cinque criteri fondamentali, controlla e misura la validità della meta che ci siamo prefissati. Alle cinque lettere corrispondono cinque termini anglosassoni che compongono, guarda un po’, l’acronimo S.M.A.R.T.: scopriamo insieme quali sono, traducendoli in italiano.

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Obiettivo work-life balance: 5 consigli per ridurre lo stress

worklife_balanceI Millennials: una generazione nel pieno dello sviluppo della loro carriera lavorativa. Ci si aspetterebbe che siano sempre felici e appagati ma, in realtà, sono i più stressati di sempre. Secondo una ricerca condotta nel 2017 da OnePoll, i Millennials mostrano i segni dello stress per 63 giorni in un anno: ogni giorno passano circa 4 ore a preoccuparsi di qualcosa e la percentuale di coloro che dichiara di svegliarsi nel cuore della notte a causa della preoccupazione riconducibile a questioni di lavoro raggiunge il 70%. Ma da cosa nasce questo senso di inquietudine e come è possibile attenuarlo? Continua a leggere per scoprire i nostri consigli!

Partiamo dalle origini: le cause

Abbiamo già parlato delle caratteristiche che dovrebbe avere il posto di lavoro perfetto per un Millennial, ma quali sono le ragioni che li spingono a cambiare lavoro? La prima è senza dubbio costituita dalla crescente necessità di diminuire il livello di stress e di cogliere nuove opportunità che possano ridare loro la voglia di mettersi in gioco e di affrontare sfide nuove e stimolanti. 

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Non farti sopraffare dallo stress sul lavoro: ecco come!
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Lavoro e stress, molte volte, vanno di pari passo. Spesso la mole di cose da fare è talmente grande che perdiamo di vista altre priorità, con il risultato di rimanere inghiottiti dallo stress. Non va bene: si lavora per vivere, ma non si può vivere per lavorare e basta. È importante calibrare vita privata e attività professionale, senza farsi fagocitare dalle mansioni da svolgere e dall’ansia di bucare le scadenze.

Ecco qualche trucco per non farti sopraffare dallo stress sul lavoro:

  • Organizzazione: la chiave di tutto. Un buon metodo organizzativo permette di gestire deadline, consegne, il regalo alla fidanzata, all’amico, eccetera. Vuoi allontanare lo stress? Organizzalo!
  • Evitare la negatività: essere negativi non porta da nessuna parte. Hai sbagliato? Cerca di rimediare. Buttarsi costantemente giù di morale, lamentandosi, rende il tunnel ancora più scuro e blocca ogni tipo di attività. Quindi: evita.

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Cosa vuol dire lavorare in gruppo?

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Avere successo significa saper unire il proprio talento a quello degli altri, in un viaggio da fare insieme. L’individualismo, nel mondo del lavoro, è un mostro da tenere alla larga, perché rischia di sfociare in competizioni inutili, e a rimetterci, poi, è il risultato finale. 

Per questo è importantissimo integrarsi col proprio gruppo e imparare a lavorare unitamente. Ma cosa vuol dire lavorare in gruppo? Scopriamolo attraverso cinque parole chiave.

  • Coordinamento: coordinarsi è il segreto per muoversi alla stessa velocità senza intralciarsi inutilmente. I membri del team, ognuno con la sua peculiarità, la sua capacità specifica, viaggiano su strade parallele con lo stesso obiettivo comune.
  • Ascoltarsi: per coordinarsi, però, bisogna assolutamente ascoltarsi. Senza perdersi nel riferire ogni minima virgola che ci passa per la testa. Ascoltarsi significa aggiornarsi quando ce ne è bisogno, per poi continuare da sé. Lavorare in gruppo non significa fare tutto tutto insieme!

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5 tips per essere un buon leader!

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Essere leader sul lavoro può essere un compito molto arduo. 

Che tu sia il capo, un manager o debba gestire un gruppo di lavoro, è necessario saper sviluppare le proprie skills in funzione di una leadership sana e fruttuosa. Ecco perché abbiamo deciso di darti i 5 tip del buon leader, perfetti per accrescere le tue possibilità di diventarlo (o di restarlo).


Ecco qui le caratteristiche di un leader:

  • Esempio: un buon leader dà sempre l’esempio. Se vuoi che i tuoi colleghi non lancino la penna alle sei in punto, non essere il primo a farlo. Motivali alla visione d’impresa con i tuoi risultati e il tuo operato.
  • Imparzialità: i favoritismi sono il contrario di una buona leadership. Un leader usa una metrica oggettiva di valutazione dei colleghi e del gruppo di lavoro. Essere imparziali significa essere giusti: e la giustizia paga sempre.

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I 5 falsi miti della meritocrazia sul lavoro

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Meritocrazia. Una parola difficile, sempre più usata. Ma che cosa vuol dire davvero nel lavoro? Questa espressione fu usata per la prima volta nel saggio The Rise of the Meritocracy di Micheal Young, sociologo inglese, del 1958. L’autore si riferiva a un sistema che si basa sugli sforzi e sull’intelligenza di tutti gli individui che lo compongono. Applicata al mondo del lavoro, indica un ambiente in cui assunzioni, stipendi e carriera dipendono dalle capacità reali delle persone. Le loro skills sono, quindi, il loro merito. Nepotismi, ambiguità e facilitazioni vengono banditi dal concetto di meritocrazia.

Ma non è tutto oro quel che luccica. Sarebbe sbagliato pensare che un ambiente meritocratico sia quello in cui ognuno fa quello che vuole secondo le sue inclinazioni. Meritocrazia non fa rima con anarchia (fonetica a parte). Ecco perché vogliamo sfatare i 5 falsi miti della meritocrazia sul lavoro per permettervi di capirla al meglio. Iniziamo!

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Il valore del coaching aziendale

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Abbiamo parlato più volte dell’importanza del lavoro di gruppo e del concetto di mentoring per crescere in azienda. Quando si entra in una nuova realtà è necessario avere una figura alla quale ispirarsi, una guida come Virgilio che possa illustrare come muoversi inizialmente per poi lasciare la possibilità di spiccare il volo (senza, però, sparire del tutto: non si smette mai di imparare!). All’interno di un’impresa, il concetto di coaching risulta, quindi, un elemento imprescindibile per la creazione di valore.

Ma cosa significa, esattamente, coaching aziendale? A livello attivo, il coach è colui che aiuta la risorsa a sviluppare veri e propri cambiamenti, prendendo consapevolezza dei punti di forza, del talento, e anche di quelli che possono essere gli errori da evitare. È un programma su misura in base al profilo della persona presa in considerazione: siamo tutti diversi, e non recepiamo le stesse cose in un unico modo.

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