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Work-life balance: una priorità per la Generazione Z

Posted by Redazione on 20/05/22 15.51

Work-life balance: una priorità per la Generazione Z

work-life balance
Da: Redazione Pubblicato il: 20/05/2022
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La crisi pandemica ha messo a dura prova il work-life balance di molti lavoratori i quali, facendo ricorso a nuove modalità di lavoro come lo smart working e l’home working, hanno spesso avuto difficoltà a separare la propria vita privata da quella professionale.

Da un lato lavorare da casa permette di risparmiare tempo e gestire meglio i propri impegni, rendendo l’ufficio un luogo a valore aggiunto in cui recarsi solo secondo specifiche necessità, come, ad esempio, i momenti di confronto tra team. Dall’altro lato lavorare da casa può rendere confusi i confini spazio-temporali, sbilanciando il work-life balance dei professionisti verso un possibile overwork.

Com’è cambiato quindi l’equilibrio tra vita privata e professionale durante la crisi pandemica e cosa ne pensa la Generazione Z del work-life balance?

In questo articolo parleremo di

 

 

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Come il lavoro flessibile aiuta il work-life balance: tra lavoro, studio e vita personale

Durante la crisi pandemica si è spesso parlato di lavoro agile, ovvero il lavoro flessibile, per indicare il lavoro da casa, il cosiddetto home working.

Si tratta però di una imprecisione perché lavorare da casa non significa automaticamente farlo in modo flessibile. Cosa cambia allora tra queste due modalità di lavoro? Secondo “L'organizzazione del lavoro in Italia: orari, luoghi, grado di autonomia” redatto dall’ISTAT in collaborazione con l’Eurostat, il lavoro agile è una modalità di lavoro flessibile grazie alla quale i singoli professionisti possono scegliere il luogo e l’orario in cui farlo. In questo senso le attività quotidiane sono impostate sulla base di specifici obiettivi da raggiungere, e non tanto più sul tempo speso lavorando.

Considerando questo punto di vista allora risulta chiaro come, spesso, la modalità di lavoro esperita durante la crisi pandemica non fosse veramente lavoro agile, data la scelta obbligata in merito a dove e quando farlo.

Inoltre, secondo quanto riportato da Randstad nel report Lavoro e studio “intelligenti”: la trasformazione possibile” l’obiettivo del lavoro flessibile è proprio un miglioramento delle perfomance dei singoli professionisti, assicurando loro un buon work-life balance.

Questo vale sia per le generazioni già inserite professionalmente sia per la Generazione Z che sta muovendo i primi passi nel mondo aziendale. Per un giovane lavorare in modo flessibile significa riuscire a coniugare in modo ottimale anche gli impegni universitari, o di formazione extra-accademica, organizzando in modo efficace quando dedicarvisi. Così, attraverso il lavoro flessibile uno studente ha modo di crescere professionalmente, dedicarsi allo studio e coltivare allo stesso tempo le proprie passioni.

Ma il work-life balance è stato effettivamente rispettato e tutelato durante la crisi pandemica?

 

Always on: anche la Generazione Z pensa sia un rischio per il work-life balance

Secondo la ricerca “People at work 2021: a global workforce view” condotta da ADP research insitute, il 67% dei professionisti dichiara di aver dovuto scegliere tra lavoro e vita personale durante la crisi pandemica. Tra questi specialmente le donne e i genitori il 15% dei quali hanno smesso di lavorare per prendersi cura della famiglia. Vuoi approfondire il tema? Leggi il nostro articolo “Donne e mondo del lavoro: tra difficoltà, sfide e nuove opportunità”.

Work-life balance giovani

Uno dei principali problemi riscontrato durante la crisi pandemica, inoltre, è il contatto frequente e costante dei propri superiori e colleghi anche oltre al consueto orario d’ufficio. Così facendo è stata invasa la sfera e il tempo dedicato alla vita personale, rendendo le persone assuefatte dal lavoro e portando, talvolta, al work-aholism ovvero la dipendenza dallo stesso e a un aumento dello stress da lavoro. Come combattere lo stress e la dipendenza da lavoro è diventato quindi un tema prioritario.

Come riporta Accenture in “Post-digital culture shock” in un mondo digitale costantemente connesso il rischio diventa quello di esserealways on, ovvero sempre attivi e connessi, in cui l’attività professionale sfora nella vita personale e anche nei momenti di riposo. Un esempio? Le notifiche delle mail aziendali sul proprio cellulare privato durante la cena o le ferie. Sapere quando contattare i colleghi è un'altra accortezza da sviluppare.

Cosa ne pensa la Generazione Z? Nati e cresciuti in un’epoca solo digitale non conoscono un mondo senza connessione ad internet, tanto da aver sviluppato la cosiddetta Fear Of Being Offline (FOBO), la paura di essere disconnessi.

Ma qualcosa sembra essere cambiato durante la crisi, infatti, secondo le ricerche di “Reaching Gen Z in the time of COVID” di KPMG un giovane su 8 ha ridotto o cessato l’uso dei social network per evitare di esserne assuefatto. Dalle ricerche di Dell Tecnhologies inoltre emerge come il 95% dei nativi digitali presti attenzione ai contenuti pubblicati sui propri profili social in quanto coscienti che possano gravare sulla propria carriera professionale. Ciò dimostra una forte attenzione da parte loro in merito alla separazione tra vita personale e professionale.

Come, allora, i nativi digitali percepiscono il work-life balance?

 

Generazione Z e work-life balance

Come appena anticipato, nonostante il loro essere sempre, e da sempre, connessi i giovani della Generazione Z riconoscono il valore della disconnessione e del benessere psicofisico.

Infatti, durante la crisi pandemica hanno subito un forte stress sul lavoro che spesso li ha indotti a chiedere giorni di malattia per tutelare la propria salute mentale: proprio per questo, oggi, il work-life balance è per loro una priorità.

Secondo le analisi di HBR il bilanciamento della vita professionale e personale è tra le principali priorità della Generazione Z in quanto i giovani vedono il lavoro non tanto come una necessità quanto più come un piacere, un sogno a cui aspirare.

lavoro flessibile

Anche le analisi di McKinsey confermano l’importanza riconosciuta dalla Generazione Z al work-life balance. I giovani apprezzano il lavoro flessibile in quanto permette loro di organizzare in modo efficace il proprio tempo, dandogli la possibilità di gestire autonomamente i momenti dedicati al lavoro e quelli dedicati allo studio, allo svago o al riposo. Secondo le loro ricerche quasi il 40% dei nativi digitali considera l’equilibrio tra lavoro e vita privata una priorità assoluta nella scelta dell’azienda in cui candidarsi.

Noi di Alleanza Assicurazioni promuoviamo il lavoro flessibile e stimoliamo i giovani a conoscere più a fondo la professione del consulente assicurativo: una professione innovativa, digitale e capace di tutelare l’equilibrio tra vita privata e vita professionale. Lo dimostrano i nostri numeri: il 40% dei nostri consulenti ha meno di 40 anni di età!

 

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