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Giovani e stress sul lavoro: lo scenario dopo la pandemia

Posted by Redazione on 22/04/22 13.21

Giovani e stress sul lavoro: lo scenario dopo la pandemia

Giovani: ansia e stress sul lavoro
Da: Redazione Pubblicato il: 22/04/2022
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La crisi pandemica ha avuto un forte impatto sul mondo del lavoro: quello che eravamo soliti conoscere e vivere prima del suo avvento sembra oggi essere un ricordo.

Ma com’è cambiato il lavoro con la diffusione del Covid-19? Non solo c’è stato il ricorso massivo allo smart working e al lavoro da casa, ma anche una maggiore attenzione allo sviluppo di nuove competenze digitali per stare al passo con le nuove modalità di lavoro e al nuovo modo di comunicare efficacemente con i colleghi.

I lavoratori inoltre si sono sempre più resi conto dell’importanza di minimizzare lo stress sul lavoro e di migliorare il work-life balance, spesso messo in discussione soprattutto dalle donne che hanno affrontato nuovi ostacoli giostrandosi tra lavoro, cura della famiglia e impegni personali.

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Ma che impatto ha avuto per i giovani e per la Generazione Z? Ne parliamo in questo articolo!

 

L’impatto della pandemia sulla Generazione Z

I ragazzi della Generazione Z, chiamati anche nativi digitali, sono i giovani nati dopo il 1997. Giovani che stanno vivendo la crisi pandemica durante i loro ultimi anni di studi o i primi nel mondo del lavoro. Secondo l’Harvard Business Review questa concomitanza ha creato in loro un trauma paragonabile a quello vissuto dalle generazioni cresciute durante la Grande Depressione o durante la Seconda Guerra Mondiale.

La crisi pandemica e i conseguenti periodi di confinamento hanno diminuito le loro possibilità di socializzazione nel bel mezzo della crescita accademica e professionale. Non solo: hanno negato loro la possibilità di vivere i tradizionali riti che segnano il passaggio a una nuova fase di vita come le cerimonie di laurea e di diploma, le esperienze di Erasmus e gli scambi interculturali. Ma spesso hanno negato anche la possibilità di recarsi fisicamente in ufficio il primo giorno di lavoro, magari alla prima esperienza e dopo tanti colloqui online, e conoscere dal vivo i propri colleghi.

Giovani e stress sul lavoroInoltre, secondo il report “Youth & Covid-19 redatto dall’International Labour Organization la crisi pandemica avrà un impatto maggiore sui giovani della Generazione Z rispetto alle altre generazioni più adulte. I giovani, infatti, non solo subiranno una maggiore crisi occupazionale data a volte anche dal fallimento di aziende e start-up, ma dovranno superare maggiori ostacoli nell’entrata del mondo del lavoro.

Da qui la preoccupazione per il cosiddetto “scarring effect” nei giovani, ovvero quel fenomeno per cui affacciarsi nel mercato del lavoro durante una recessione influisce negativamente sull’occupazione nel lungo periodo rendendo difficile non solo trovare un’occupazione, ma addirittura trovare un impiego che sia coerente al percorso di studi svolto.

Tutto ciò ha reso i giovani fortemente incerti nei confronti del futuro, generando in loro stress sul lavoro futuro e sulla formazione scolastica.

 

Lo stress sul lavoro: i dati della Generazione Z durante la pandemia

Nel report “Next generation or lost generation?” emanato dal Parlamento Europeo si evidenzia un deterioramento della salute mentale della Generazione Z per effetto della crisi sanitaria.

I giovani di età compresa tra 22 e 24 anni che hanno interrotto le proprie attività scolastiche e professionali, infatti, hanno registrato un aumento delle probabilità di soffrire di ansia e depressione.

Ma come si riflette sul mondo del lavoro?

Secondo il report “Millennials, Gen Z and mental health” di Deloitte il 54% dei giovani durante la crisi pandemica ha chiesto giorni di riposo per lo stress sul lavoro e per l’ansia da lavoro, dichiarando però al proprio superiore motivazioni differenti.

Dati che sono un campanello d’allarme sulla salute mentale dei giovani e che fanno fortemente riflettere sulla necessità di creare nuovi percorsi di well being aziendale che sappiano garantire la salute psicofisica del personale.

Il benessere psicofisico è diventato ora una vera e propria priorità sia per i lavoratori che per i datori di lavoro, i quali devono superare la sfida di riuscire a creare un ambiente che sappia ridurre lo stress sul lavoro, anche grazie a uffici smart e lavori flessibili.

Giovani e stressLa situazione attuale dello stress sul lavoro per i giovani

Una ricerca condotta da BVA-Doxa sul benessere psicologico delle aziende italiane ha analizzato lo scenario pre pandemico confrontandolo con la situazione emergenziale durante la prima ondata del 2020 e con lo scenario ormai più stabile a fine 2021.

La ricerca ha dimostrato come la crisi sanitaria abbia contribuito ad aumentare le sensazioni di stress e disagio sul lavoro (+12% rispetto al contesto pre-pandemico) e il diffondersi di patologie come l’insonnia (+8%).

Strettamente correlata è la sensazione di burn-out, propria di circa l’80% degli intervistati, che ha portato a un aumento non solo dell’assenteismo ma anche di vere e proprie dimissioni.

Secondo i dati, addirittura il 49% dei giovani sotto ai 34 anni ha lasciato il lavoro per motivi legati alla propria salute psicologica, tra cui lo stress sul lavoro.

Uno scenario simile è registrato anche da una recente indagine di AIDP (Associazione per la Direzione del Personale) che ha messo in luce come il 60% delle aziende italiane si trova oggi a dover affrontare numerose dimissioni volontarie inattese. La fascia d’età più coinvolta? I giovani di età compresa tra i 26-35 anni.

Se è vero che il mondo del lavoro sta cambiando, allora risulta necessario anche un cambiamento in merito a come vivere il lavoro. Un cambiamento che si concretizza con una maggiore attenzione riservata ai propri collaboratori, garantendo loro un lavoro flessibile che possa essere un’esperienza degna di essere vissuta: non più un’esperienza in cui predominano ansia e stress. Combattere lo stress sul lavoro sembra oggi quanto più prioriario.

 

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